Storia di Irene
Di Erri De Luca
L’ultimo libro di Erri De luca si libra nelle alte sfere
della poesia, anzi, nelle onde marine che gli toccano i piedi mentre, sdraiato, con le mani sotto la testa ne osserva le circonvoluzioni e partecipa al gioco.
Irene è una bambina, personaggio onirico delicatissimo, ma
dai tratti risoluti. “Raccolta su una spiaggia dopo una burrasca”, è poco più che una bambina ed è vissuta nella casa di un Pope su
un’isola dell’Egeo. Sta per diventare
madre. Lei cavalca i delfini, figlia, amante e madre dei delfini stessi. Irene racconta la sua fantastica storia, corpo
e anima solo nel mare e gioca con la
fantasia a tessere l’apologia dell’immensità dell’acqua che è la sua energia e vita, come lo è per i delfini, per lo scrittore
suo interlocutore, per il mondo intero. “
Thalassa, gridarono i Greci di Senofonte quando videro apparire il luccichio
del mare…” come se il grido fosse uguale a Vita! Ed Erri De Luca lo associa al
grido che dalla Pinta di Cristoforo Colombo si alzò alla vista delle terre
d’America “Tierra!” I due gridi si equivalgono, entrambi significano vita.
Irene dà un figlio aiutata dal mare e lo restituisce al mare
e ai delfini perché la vita di Irene viene
dal mare e là deve tornare.
In tutti i suoi libri, Erri De Luca infonde l’ anima di
poeta della vita. Nella “Storia di Irene” ha raggiunto vette altissime, come ama fare nella
vita con le scalate delle alte montagne e ripide rocce. Come se volesse
staccarsi dal resto del mondo e vivere là dove non esistono limiti alla
libertà.
Irene rifiuta il mondo: “conoscerai giovani maschi, andrai a
ballare al suono di una musica di piazza. S’innamoreranno di te a bocca aperta.
… Lei fa un sorriso. Girerai il mondo a togliere i delfini dalle vasche. Poi
tornerai qui e racconterai alla tua famiglia del mare.” Irene, dopo avere riflettuto e senza aggiungere una parola, “S’immerge nella notte, s’infila tra due onde
col fruscio delle dita che aprono una tenda”.
Il suo passato e il suo futuro restano nel mare.
La storia di
Irene non è una favola magnificamente recitata da un poeta , è la metafora
della innocenza, della bellezza e della felicità della vita che non c’è più nel
mondo che viviamo. Distrutta. Erri non
lo dice con parole inutili, ma col
racconto biografico di episodi della seconda guerra mondiale vissuta dal padre
Aldo, sottoufficiale dell’esercito.
Lo sbarco
degli americani a Salerno, i bombardamenti di Napoli e della Campania, il
rastrellamento degli ebrei accennato dalla presenza dell’ebreo che tenta di
sfuggire ai tedeschi, tutto è “il cielo in una stalla”. L’Autore ribadisce ancora
che la bellezza e grandiosità del mare è lontana dalla vita che viviamo nel
capitolo successivo “Una cosa molto stupida”. Nel “vicolo dei Setteventi” “Onna Speranza è morta per l’ossido di carbonio”, simbolo del
destino assoggettato alla miseria. Il
vecchio malato e “non-voluto” dai giovani, perché non c’è abbastanza da
mangiare per tutti, sceglie di por fine alla sua vita. Come? Dove? Nel mare grande, immenso. Il mare è vita, dal
mare nasce la bellezza, ma il mare raccoglie infine i tristi
destini.
La Storia di
Irene è un’opera superba che tutti
dovrebbero leggere e meditare.
S.B.
Erri De
Luca - Storia di Irene, Feltrinelli, 2013.

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