venerdì 15 novembre 2013

Storia di Irene di Erri De Luca





Storia di Irene

Di Erri De Luca


L’ultimo libro di Erri De luca si libra nelle alte sfere della poesia, anzi, nelle onde marine che gli toccano i piedi mentre, sdraiato, con le mani sotto la testa  ne osserva le circonvoluzioni  e partecipa al gioco.

Irene è una bambina, personaggio onirico delicatissimo, ma dai tratti risoluti. “Raccolta su una spiaggia dopo una burrasca”,  è poco più che una  bambina ed è vissuta nella casa di un Pope su un’isola dell’Egeo.  Sta per diventare madre. Lei cavalca i delfini, figlia, amante e madre dei delfini  stessi.  Irene racconta la sua fantastica storia, corpo e anima solo nel mare  e gioca con la fantasia a tessere l’apologia dell’immensità dell’acqua che è la sua energia e  vita, come lo è per i delfini, per lo scrittore suo interlocutore, per il mondo intero.  “ Thalassa, gridarono i Greci di Senofonte quando videro apparire il luccichio del mare…” come se il grido fosse uguale a Vita! Ed Erri De Luca lo associa al grido che dalla Pinta di Cristoforo Colombo si alzò alla vista delle terre d’America  “Tierra!”  I due gridi si equivalgono,  entrambi significano vita.
Irene dà un figlio aiutata dal mare e lo restituisce al mare e ai delfini  perché la vita di Irene viene dal mare e  là deve tornare.
In tutti i suoi libri, Erri De Luca infonde l’ anima di poeta della vita. Nella “Storia di Irene”  ha raggiunto vette altissime, come ama fare nella vita con le scalate delle alte montagne e ripide rocce. Come se volesse staccarsi dal resto del mondo e vivere là dove non esistono limiti alla libertà.
Irene rifiuta il mondo: “conoscerai giovani maschi, andrai a ballare al suono di una musica di piazza. S’innamoreranno di te a bocca aperta. … Lei fa un sorriso. Girerai il mondo a togliere i delfini dalle vasche. Poi tornerai qui e racconterai alla tua famiglia del mare.”  Irene, dopo avere riflettuto e  senza aggiungere una parola,  “S’immerge nella notte, s’infila tra due onde col fruscio delle dita che aprono una tenda”.  Il suo passato e il suo futuro restano nel mare.
La storia di Irene non è una favola magnificamente recitata da un poeta , è la metafora della innocenza, della bellezza e della felicità della vita che non c’è più nel mondo che viviamo.  Distrutta. Erri non lo dice con  parole inutili, ma col racconto biografico di episodi della seconda guerra mondiale vissuta dal padre Aldo, sottoufficiale dell’esercito.
Lo sbarco degli americani a Salerno, i bombardamenti di Napoli e della Campania, il rastrellamento degli ebrei accennato dalla presenza dell’ebreo che tenta di sfuggire ai tedeschi, tutto è “il cielo in una stalla”. L’Autore ribadisce ancora che la bellezza e grandiosità del mare è lontana dalla vita che viviamo nel capitolo successivo “Una cosa molto stupida”. Nel “vicolo dei Setteventi”  “Onna Speranza  è morta per l’ossido di carbonio”, simbolo del destino assoggettato alla miseria.  Il vecchio malato e “non-voluto” dai giovani, perché non c’è abbastanza da mangiare per tutti, sceglie di por fine alla sua vita. Come? Dove?  Nel mare grande, immenso. Il mare è vita, dal mare nasce la bellezza, ma il mare raccoglie infine  i  tristi destini.
La Storia di Irene è  un’opera superba che tutti dovrebbero leggere e meditare.

S.B.

Erri De Luca -  Storia di Irene,  Feltrinelli, 2013.

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