Dario Fo - la figlia del papa
Quando arrivai a Ferrara, 46 anni fa, giovane studente
dell’Università, rimasi colpito dalla toponomastica
di risonanza storica, soprattutto
quella rinascimentale, Savonarola, Tasso, gli Estensi, ecc. Quando trovai il nome di Lucrezia Borgia ( abitavo a meno di
cento metri di distanza dalla via che la menzionava ) la curiosità divenne stupore perché mi tornarono in mente, un po’
impolverate, le notizie apprese al liceo tra i banchi dei gesuiti e altri
religiosi. Erano notizie che contrastavano con la dedica di una strada. Feci
qualche indagine, purtroppo superficiale perché frequentavo i corsi
universitari della mia facoltà (scientifica) ed ero fuori da circoli culturali letterari. Compresi subito, però, che la tradizione
popolare locale tramandava notizie ben diverse, anzi, opposte a quelle che mi erano
state inculcate tra i banchi benedetti.
Oggi finalmente ho letto una trattazione bellissima su Lucrezia
Borgia. Si è scomodato il Premio Nobel Dario Fo per ridare a questo personaggio
di grandissima levatura culturale e umana l’immagine che merita nella storia,
per riscattarla dalle menzogne scritte e tramandate su di lei solo perché
dotata di una personalità fuori dagli schemi normali per quell’epoca ( e forse
anche per i tempi nostri). Soprattutto l’ha riscattata dalle menzogne, ancora
scritte nei libri di storia, e inculcate oggigiorno dall’integralismo cattolico e
bigotto.
Dobbiamo ringraziare Dario Fo.
Un Premio Nobel non si può e non si deve recensire se non a rischio di
diventare ridicoli. Spero di essere
perdonato. Ma nel bellissimo romanzo storico
La figlia del papa, Dario Fo ha il merito quasi di far rivivere
quel personaggio nella vita di oggi. Molti sono i passaggi che riportano alla
mente del lettore i giochi politici che viviamo, i ribaltoni politici, il
tentativo di riformare radicalmente la Chiesa Cattolica e altri. Stupenda la
descrizione della scena teatrale “come
riuscire a campare in una commedia grottesca, senza maschera”. Il genio
teatrale di Dario lì esplode, come esplodono i personaggi per giungere al gran
finale del Papa che allarga il mantello sul mondo e mostra l’arma e l’armatura.
Mi permetto di dire che questo non è soltanto un romanzo storico, è quasi
una sceneggiatura per uno spettacolo che
vuol mettere a confronto il passato col
presente. Ne trovo segni nel suo linguaggio che nell’uso dei verbi passa spesso
dal passato al presente, con saggio calcolo e ne ottiene l’effetto voluto, di
rimarcare il concetto.
Dario Fo mi perdoni se mi sono permesso di interpretarlo. Il libro è
eccezionale.
Ferrara, 20 aprile 2014
Salvatore Belcastro
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